Il Lounge di Neeks, 5

Save Rock And Roll, Fallout Boy

#PrimoCompleannoDelBlog #LaVerStoriaDietroUnNome



Oggi è il grande giorno! Buon primo compleanno al mio blog! So che alcuni di voi aspettano con ansia i risultati dell’estrazione, ma dato che il mio spirito ha una vena lievemente (pff) sadica, ve lo dirò solo stasera, in un post fatto apposta.
Sorry not sorry.
Ma dato che per l’occasione vi avevo promesso una storia, una storia avrete!
I miei migliori amici, di cui uno dei due un mio assiduo lettore da quel dì, hanno lungamente insistito per avere in anteprima la “Storia vera di come mai il Lounge di Neeks si chiama proprio in questo modo”. Ho ceduto? Ovviamente no, lasciandoli a bocca asciutta per un mese buono. Ed ora, la curiosità sarà soddisfatta.
La domanda fondamentale era “Perché il mio blog si chiama così?”. Per rispondere dobbiamo fare un paio di salti indietro nel tempo. Il primo, è un anno fa, quando, ad un orario improponibile della notte mi accingevo ad aprire questo blog, decisione che avrebbe di conseguenza seguito una serie di lunghe imprecazioni contro l’impaginazione della grafica, ma non è questo quello che ci interessa. Il vero, grande problema, è stato quando ho realizzato che non potevo più procrastinare la scelta del nome del blog, perché ormai era l’unico campo rimasto vuoto.
Panico, vuoto mentale, ansia da prestazione e terrore da foglio bianco mi colpirono tutti nello stesso momento, insieme all’atavico dubbio “E mò? Che faccio?”.
E fu a quel punto che alzai lo sguardo, e mi apparve la rivelazione, sotto forma di ricordo.

*Immaginate qui una dissolvenza piazzata ad arte, prego*
Prima liceo.
A quell’epoca il mio migliore amico era un ragazzo dal karma bestiale – di quelli “il peggior tiro a Risiko che posso farti è un 5, oh ma guarda troppo tardi ho già vinto” – i cui genitori avevano, ed hanno tuttora, una casa editrice di libri di arte per bambini. In quanto editori, capitava sempre che loro avessero uno stand a varie fiere, quali Lucca Comics, la Fiera del Libro di Bologna, e la celeberrima Fiera del Libro di Torino. Quell’anno, la mia prima liceo, ben sapendo la mia passione per la lettura, mi procurarono un pass e mi invitarono un paio di giorni alla fiera di Torino con loro. Evento memrabile, tra l’altro, dove ho persino potuto incontrare – in realtà è passato davanti al nostro stand senza fermarsi, ma io racconterò questa cosa ai miei nipoti – Arturo Brachetti, famosissimo trasformista.
Durante quello che credo fu il secondo giorno, ad un certo punto io e il mio amico dovettimo separarci. Io ero ancora in fila per pagare un libro, Il Diario Della Falena della Klein, libro super inquietante che prima o poi presterò a qualcuno solo per vederlo dondolarsi in un angolo in panico, mentre lui doveva riconguirgersi con suo padre che doveva dargli una cosa. Così ci accordammo per il più classico dei rendez vouz, in un luogo chiamato “Il Lounge degli Autori”, un posticino per VIP dove autori importanti ed editori di classe si trovavano per bere thè inglese e parlare di economia – all’epoca vigeva ancora la crisi economica, friendly reminder.
Un posto dove solo chi aveva uno specifico tipo di pass poteva entrare.
Io non avevo quel pass, ma non lo sapevo.
Così, una volta avuto il mio libro sottobraccio mi avvio con passo baldanzoso verso questo fantomatico Lounge. Figuratevi la scena. Io, allora quindicenne, occhiali e apparecchio per i denti, jeans e t-shit, mi ritrovo davanti a questo angolo della fama con gente in giacca e cravatta, con tanto di tipo della sicurezza vestito di nero e auricolare munito che fa la guardia all’ingresso.
Io e il tipo ci guardiamo, io indico distrattamente il pass che porto al collo, un pass che non era sufficiente a farmi entrare.
Io sorrido al tipo senza mai rallentare.
Mi approssimo all’ingresso.
E poi voilà, sono dentro.
Mi aggiro per qualche secondo, poi occhio il mio amico – lui sì, che il pass VIP lo aveva – e suo padre. Mi avvicino a loro e li saluto con la mano.
Loro mi vedono, e strabuzzano gli occhi.
«E tu che diavolo ci fai qui?»
Momento di panico. E ora? Che ho fatto di male questa volta?
«Dovevamo rivederci qui. Eccomi qui».
Momento di silenzio.
«Come hai fatto ad entrare?»
Resistendo all’impulso di rispondere «Dalla porta» spiego come sono andate le cose.
Momento di silenzio.
«Guarda che tu qui non ci potevi entrare. Non hai il pass che ti permette di entrare».
Eh? Il mio cervello ci mette un po’ a realizzare, e mentre ci sto ancora lavorando il padre del mio amico inizia a ridere come se non ci fosse un domani.
A quanto pare, mentre entravo, sembravo talmente convinto di quello che facevo che il tizio della sicurezza non si era manco posto il problema di verificare che avessi le carte in regola, tanto, uno che ti arriva addosso con quello sprint deve avere di sicuro le carte in regola.
E mentre il padre del ragazzo continuava a ridere, io che dall’alto dei miei quindici anni mi gongolavo per essermi imbucato in posto pieno di gente acculturata, e il mio amico che mi quadrava come se fossi l’ultimo dei delinquienti, siamo usciti e siamo tornati allo stand.
E lì abbiamo incontrato Arturo Brachetti, ma questa è un’altra cosa.
Questo è stato il ricordo che mi ha colpito un anno fa, mentre alzavo lo sguardo e vedevo attaccata ad una mensola una spilla, che mi ero fatto io con una macchinetta apposta allo stand che recitava “Fiera del Libro di Torino, Assistente Artebambini”, che era il nome della casa editrice dei genitori del mio amico.
E in quel momento, ho sorriso.
Avevo un nome.

Così è nato il Lounge di Neeks. Dalla bravata – perché nella mia testa è sempre sembrata una cosa fighissima – di un quindicenne alla fiera del Libro.
Così nasche questo blog.
Un posto figo per gente acculturata, ma dentro il quale tutti possono imbucarsi. Un posto dove si parla di libri, cultura e società. Un piccolo angolo più che personale, dove venire ogni tanto a ridere con me di quello che scrivo, magari in una serata fredda, in una poltrona con un gatto in braccio e una tazza di thè in mano.
E poi, era un modo per tenere la fiamma accesa, sia quella dei ricordi, che quella della mia passione per la lettura.

Neeks