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The Lost Files: The Legacies, Pittacus Lore (J. Frey)


Ed eccoci di ritorno, con la prima recensione dopo mesi di silenzio!
Allora, la cosa è questa. Punto uno: nei buoni propositi per il 2016 avevo messo di recensire tutta la saga dei Lorien Legacies, ma, punto due: il 28 di Giugno esce United As One, il settimo ed ultimo libro della suddetta saga, e io sono qui a piangere già da Maggio.
Quindi, ho cambiato lievemente piano.
Ho deciso di recensire, invece che la saga vera e propria, i The Lost Files. Ma che cosa sono esattamente?
La prima risposa che mi viene in mente è: “Una cosa che dovete assolutamente leggere, soprattuto se siete fan della saga”.
[Fan tipo come me. Io ho una sorta di ossessione per quella saga. Mi ha intrippato troppo.]
La seconda risposta, quella seria è: “I Lost Files sono racconti o raccolte di racconti spin-off, scritti dall’autore, che sono praticamente dei lunghi missing moments o racconti di fatti già accaduti rispetto alla storia dei libri”.
Al momento sono usciti quindici racconti, io ne ho letti undici, ma ne possiedo dodici. Metterò prossimamente le mani anche sui restanti, non appena ho ricaricato di soldi il mio account Kobo.
Sfortunatamente, mi risulta che esistano solo in versione digitale e solo in lingua inglese, questo significa che ce li ho tutti su Bestemmi8, il mio adorabile KoboMini, di cui potrete leggere la biografia nella nuova sezione “Bio & Details”. E ragazzi, sul serio, leggerli in inglese è stata la cosa più bella di sempre.
Ho deciso che mi unirò ufficialmente a quella fascia di estremisti che sono totalmente contro il doppiaggio non originale e i libri tradotti. Bevenuto mondo in lingua originale!
Ok, sto divagando. Torniamo in carreggiata.
AHEM, oggi ho deciso di recensire i primi tre racconti che sono usciti, e che sono stati successivamente riuniti nella raccolta initolata “The Legacies”, ovvero “Le Eredità”.
Giovani Garde e giovani Cêpan, preparatevi a scoprire cose che vi sorprenderanno.



Lost Files 1: Six’s Legacy
Sul primo dei racconti non mi dilungherò eccessivamente, e per vari motivi.
Il primo, e più importante, è che gran parte del contenuto del racconto era già noto al pubblico.
Six aveva infatti già raccontato la propria storia, seppur una versione più ridotta ma altrettanto precisa, ad un certo punto nella saga.
Prima dell’assalto alla base Mog in West Virginia ad opera di John e Sam, Six aveva raccontato di avervi passato dentro tempo sufficiente ad imparare a controllare la sua prima Eredità vera e propria aka l’invisibilità; poiché io considero la telecinesi uno specie di starter pack, o di livello 0. Il lettore sapeva già che erano state Six e la sua Cêpan Katarina a rispondere al messaggio di Numero Due, Maggie, su un blog. Il messaggio che avrebbe poi permesso ai Mog di rintracciare entrambe e fare fuori Maggie, tra l’altro. Il lettore saveva anche che i Mog avevano ammazzato Katarina, non potendo fare lo stesso con Six, in quanto protetta dall’incantesimo Loric e che l’avevano poi rinchiusa per mesi in una cella.
E, punto secondo, perché Six non mi piace. *Si prepara al linciaggio*
Per quanto riconosco che sia un personaggio femminile molto forte e deciso, c’era sempre un retrogusto melenso in Six, una sorta di dissonanza, che ha fatto in modo che non mi affezionassi partircolarmente a lei. Personaggi femminili migliori sono decisamente One, per la quale ho un adorazione, e Ella, che ha più fegato di tutti gli altri Garde messi insieme. Persino Sarah, mi piace di più di Six, capite? E lei è lo stereotipo di ragazza innamorata “il nostro è vero amore e durerà per sempre”, che è esattamente la cosa che odio di più.
Ma torniamo a Six.
Tuttavia, nonostante la storia fosse già nota, ho letto quel racconto volentieri. Anche perché rispetto alla saga c’erano due non ignorabili differenze: la presenza di Katarina, e un notevole gap tra la Six della saga, quella rigida come un albero e over power, e la Six del racconto, priva di Eredità ma molto più naturale e spontanea.
Ed è questa la cosa che mi è piaciuta di più, proprio perché sapevamo già come sarebbe andata a finire, con la morte di Katarina e la fuga dalla base in West Virginia, ho potuto focalizzarmi totalmente sulla psicologia delle protagonista.
Partiamo da Katarina. Per certi aspetti, mi ricorda molto della Six ‘adulta’. È molto forte e combattiva e determinata, seppur ansiosa. Farebbe qualsiasi cosa per proteggere la sua Garde. Mi è sembrata una Cêpan molto più aperta di Henri, ad esempio, che non era il massimo esempio di disponibilità. È stata un grande e buon esempio per Six, che da lei ha imparato a combattere, a sopravvivere, a eludere i suoi nemici. Ma Six era sicuramente una bambina difficile da gestire, quindi non è stata una sorpresa per me che abbia acconsentito a rispondere al messagio fatale che avrebbe ucciso Maggie, su pressioni di Six stessa. Katarina non aveva il complesso da iperprotettività tipici di Adelina, la guardiana di Marina (Numero Sette), o di Henri, e le sue aperture hanno permesso a Six di sviluppare un carattere anche fin troppo poco gestibile. Non la ritengo una cattiva Cêpan, poiché ha vinto su due fronti: mantenere Six in vita, e renderla più forte. È stato bello poterla conoscere, anche se la sua presenza non è stata così forte da farmici affezionare. Al contrario di Sandor, il guardiano di Nine, di cui parlerò nel secondo racconto.
Riguardo a Six, mi è piaciuto poterla osservare e conoscere prima della morte di Katarina, momento che per lei rappresenta una sorta di anno zero. Anche durante il periodo di prigionia, non aveva perso quella sorta di fiducia, quella scintilla di speranza e innocenza. Sarà l’omicidio della sua guardiana, a far scattare quella mentalità più fredda e rigida che troverà il suo apice nella saga vera e propria.

Per tutto il racconto, assistiamo alla crescita di una Six, da bambina, a ragazza. In quegli anni ha dinamiche molto umane, desidera di farsi amici, di giocare, di fare tutto quello che i suoi coetanei fanno. Ha bisogno, anche solo per poco, di sentirsi libera, non intrappolata in un guerra e in una caccia all’uomo con le quali non vuole avere nulla a che fare, ha bisogno di sentirsi umana in un mondo che non è quello sul quale è nata, che non sente ancora suo.

Lost Files 2: Nine’s Legacy
Fortunatamente questo racconto è stato un pò più interessante del precedente.
Anche perché Nine è più interessante di Six, psicologicamente parlando.
Mentre il racconto di Six era andato avanti in ordine cronologico, come se lo stessimo vivendo in tempo reale, non si può dire lo stesso di questo. Qui, è come se Nine in persona stesse raccontando al lettore la propria storia, facendo salti temporali, tornando indietro e poi di nuovo avanti. Questo da una struttura molto più dinamica e intrigante al racconto, e in un qualche modo ciò rispetta i personaggi.
Tramite i flashbacks Nine ci racconta della sua vita con Sandor, che io avrei tanto voluto conoscere nella saga (o avere come Cêpan se fossi stato uno dei Garde), prima di Chicago e nel “nascondersi in piena vista”.
Della storia di Nine non sapevamo tutto. Aveva accennato al fatto che lui e Sandor erano stati catturati per colpa di una ragazza, verso la quale però Nine non sembrava portare rancore, ma che la base segreta al John Hancock era rimasta tale.
Quella di Nine è una storia simile a quella di Six, ma con una differenza. E la differenza non è il gap di carattere tra Nine e Six, no. La differenza è Sandor.
È il modo in cui Sandor ha addestrato Nine.
Curioso come i Cêpan più qualificati, fossero quelli che non erano stati scelti per essere Mentori. Ma questa è un’altra storia.
Anche in questa storia, Nine parla in prima persona, ed è così che possiamo assitere a batture sarcastiche in pieno suo stile.
In questo racconto ci sono due cose che mi hanno colpito maggiormente, e che delle quali volevo parlarvi. Sandor, per l’appunto, e la differenza di reazione di Six e Nine alla morte dei loro guardiani. (Perché non importa quando ci speriamo o quando le cose stiano andando bene. Noi sappiamo che moriranno, fine della storia.)
Sandor, il migliore Cêpan che Nine avrebbe potuto sperare di avere. L’allenamento di Nine è stato completamente diverso da quello di tutti gli altri Garde.
Lo scopo primario di un Mentore è quello di insegnare ai protetti a controllare le loro abilità. E questo è quello che non ha fatto Sandor.
Non gli ha insegnato il controllo. Gli ha insegnato ad incanalare, a sfruttare la sua forza. Gli ha insegnato come muoversi più velocemente degli altri, come fare qualunque cosa meglio degli altri. Sandor non ha mai represso i suoi poteri, ha sempre cercato di fare del ragazzo un soldato. Gli ha insegnato a non avere pietà, o paura del nemico. E per un’animo come quello di Nine, profondamente inquieto ed iperattivo, era la cosa migliore per lui. Per quanto anche Sandor avesse delle regole, volte a garantire la sopravvivenza di entrambi ma in particolare di Nine, il ragazzo tutto sommato ha fatto la bella vita.
Peccato solo che non fosse in grado di stare nei propri pantaloni, cito testualmente Nine.
Ovviamente il ragazzo doveva prendersi una bella cotta, ma hey, non gliene faccio una colpa. E se è per questo, nemmeno Sandro, che sapeva esattamente a cosa sarebbe andato incontro, sapeva esattamente quale sarebbe stato il suo destino, e lo sapeva da anni, da quella lontata e ultima notte su Lorien. 
Come dicevo prima, la morte di Katarina segna una svolta per Six, un cambiamento di atteggiamento.
Questo, non accade per Nine. Nine resta, fino alla fine, fedele a sé stesso. Con sorprendente lucidità, riconosce che nel periodo di prigionia regredisce ad uno stato animale, che si trasforma in una belva. Ma, sotto un certo aspetto, lo era anche prima. Forse è solo più consapevole, meno innocente, ha meno paura di sporcarsi le mani, ma la belva, dentro Nine, c’era sempre stata. Era sempre stato un ragazzo istintivo, poco incline ad una tattica elaborata. Nine è fisico, è potenza allo stato puro. Lo è quando distrugge la consolle della sala degli allenamenti, lo è quando fugge di casa. Nine era solo una belva addomesticata, ai tempi di Sandor.
Morto lui, l’unico in grado di incanalare l’immensa energia del ragazzo, Nine diventa una bomba a orologeria.
Una bomba destinata a esplodere. E guarda caso è nei momenti di sfogo, nei momenti in cui l’adrenalina è al massimo, i momenti “ora o mai più” che le sue Eredità compaiono.
Allo stesso modo in cui una belva in pericolo tira fuori gli artigli, Nine da il meglio di sé, tira fuori tutto il suo potenziale, e questo grazie a Sandor.
E per quanto questo racconto parli di come Nine acquisti le sue Eredità, indubbiamente l’Eredità più importante, che lui se ne sia reso conto o meno, è il ricordo di Sandor.

Lost Files 3: The Fallen Legacy
Allora, questo è stato decisamente il racconto che ho amato di più. Ma amato davvero tanto, non c’è paragone con i due precedenti.
E questo principalmente perché questo racconto non è incentrato su un Garde, ma su Adamus Sutekh, il nostro Mogadorian passato dalla parte di Lorien preferito. Beh, in effetti anche l’unico…
Avendo guardato la lista dei racconti, mi aspettavo che a seguire il racconto di Nine ci sarebbe stato The Lost Files: Five’s Legacy, quindi vi lascio immaginare la mia sorpresa nell’imbattermi in un altro titolo.
Adam, insieme a Nine e Sam, era già da tempo nella top tre dei miei personaggi preferiti della saga, e avere un racconto su di lui, con lui che parla in prima persona, è stato una manna dal cielo.
Questo racconto riprende la struttura in ordine cronologico che avevamo trovato con Six, con divagazioni sporadiche messe per far comprendere al lettore il mondo dei Mogadorian. Ma al contrario di Six’s Legacy, dove l’ordine cronologico rispettava il carattere di Six, qui serve ad un altro scopo.
Serve ad evidenziare l’anno zero di Adam, ovvero One. Serve a farci vedere la sua evoluzione, il suo percorso.
Da ragazzino Mog purosangue e di alto rango, il ragazzino che viene mandato in Malesia con una squadra di Mog ad assistere al massacro di Hilde e One. Il ragazzino che viene collegato ad un cadavere di un’aliena morta e che rimane intrappolato nei suoi ricordi per tre anni, invece che per i previsti venti minuti.
Il momento in cui Anu preme il bottone della macchina, quello è l’anno zero di Adam.
Ci troviamo a Washington, alle residenze Ashwood. E dentro il labirinto di gallerie che corrono sotto il quartiere, accade il miracolo.
Il fantasma di One, una sorta di presenza residua, costruita sui ricordi e la magia di Lorien, vive in Adam.
Nella saga, Malcom Goode aveva detto che il giovane Mog era entrato in possesso delle Eredità di One e dei suoi ricordi, ma questo è solo un eufemismo. Adam è One, e One è Adam. (E soprattutto si amano e sono canon, AHEM-)
Tramite la macchina di Anu, il Mog non si limita a rivivere tutta la vita di One, la più grande tra i Garde sbarcati sulla Terra. Adam conosce Number One, il suo pallido ricordo, il suo fantasma. I due assistono allo svolgersi della vita della ragazzina, passo dopo passo, dall’espulsione a scuola all’arresto per il furto al minimarket, alla fuga in Malesia, l’ultima battaglia di Hilde e la sua morte e poi lo svilupparsi della prima Eredità, la capacità di generare onde sismiche, potere distruttivo che non sarà in grado di salvarla.
Adam rivive One, e viceversa. One rivive tramite Adam, anche quando i loro corpi vengono staccati dalla macchina, anche dopo che lui si è risvegliato dal coma, cambiato irrimediabilmente, più consapevole che mai.
Vivono per altri tre anni fianco a fianco, e in quei tre anni assistiamo all’omicidio di Maggie, Number Two.
E poi la disperata caccia ad Hannu, Number Three. La copertura di Adam e Ivanick, suo fratello adottivo, in Kenya, la corsa attraverso la giungla, il combattimento, il fallimento. Perché anche se Adam è ad un passo dal salvare Maggie, dal salvare Hannu, tu sai che non ce la farà. Perché la storia è già scritta, perché tutto inivia con John Smith.
Il primo racconto, copre quasi sei anni di vita di Adamus, mese dopo mese. Lo vediamo all’inizio, per poco tempo, come il giovane Mog fedele al Beneamato Comandante, al Progresso Mogadorian, al Grande Libro, al sangue, alla guerra, alla sua razza.
Lo vediamo confrontarsi con la brutalità di un omicidio a sangue freddo, dell’assassinio di una ragazzina, di poco più grande di lui, una ragazzina che ha appena visto morire l’unica persona che avrebbe potuto considerare la sua famiglia.
Lo vediamo passare piano piano dalla parte di Lorien, iniziando a tessere le trame del suo doppio gioco, a raccogliere informazioni, a tentativi spericolati di insabbiare traccie di Garde per il mondo.
Vediamo Adamus avanzare, pagina dopo pagina, attraverso la certezza di un fallimento, attraverso un destino che lo avrebbe condotto lontano dall’ala protettiva del padre o di Ivanick, o di Setrakus Ra. Un destino che lo avrebbe condotto a combattere per One, dalla sua parte, dal suo fronte.
Perché nonostate One sia morta, le sue Eredità siano andate perdute, Adam è una scintilla di speranza.
La speranza che Lorien può ancora donare qualcosa a chi se lo merita. Che le Eredità perdute, quelle cadute in battaglia, possono essere recuperate.

E anche oggi, signore e signori, è tutto.
Non perdetevi le prossime recensioni, cercherò di recensire quanti più racconti possibile, più The Fate Of Ten, che dovrei ancora finire di leggere (SHAME ON ME!), prima dell’uscita di United As One.
Alla prossima!


Neeks

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