Talking About: TV Series


Talking About: TV Series

In The Flesh, D. Mitchell

 

(Ovvero io che non perdono la BBC Three per averla sospesa. Me la pagherai!)
(E con questo ho realizzato anche l’obbiettivo del 2016 di finire di recensire la Top 3 delle serie TV. Boom baby!)
Bene, rieccoci qua. Buona sera a voi, lettori! Sono riuscita a scrivere un’altra recensione, dato che non ho nulla da fare e avevo promesso che avrei postato tantissime cose questo mese.
Oggi, parliamo di In The Flesh, l’unica serie sugli zombie che io abbia mai visto, ma che mi è piaciuta tantissimo!
Iniziamo dalla trama. Forse un po’ per colpa di serie come The Walking Dead, o per il generale immaginario moderno sugli zombie, che prevede un bel po’ di splatter gratuito, non ci siamo mai chiesti quale fosse il loro punto di vista. Beh, ora possiamo.
(Intanto vi avverto che io avendolo guardato in inglese, con i sottotitoli in inglese per mancanza di italiano del mondo del web, sono abituata a tutte le sigle in inglese. Quindi aspettatevi quelle.)
Kieren Walker ha diciotto anni ed è un suicida, ammazzatosi dopo la morte del suo migliore amico in Afghanistan, che si risveglia nel momento in cui migliaia di altre persone in tutto il mondo diventano zombie. Dopo un periodo passato a mangiare cervelli, viene catturato e “riabilitato”, grazie all’uso di un farmaco. Il ragazzo, ora definito “Partially Decease Syndrome sufferer” ovvero “affetto da Sindrome da Decesso Parziale”, fa quindi ritorno alla cittadina di Roarton, dove viveva prima. 
Qui scopre che tutto è cambiato, dopo il Risveglio. Oltre, ovviamente, alla quantità di gente che prima era morta e ora non lo è più, o che prima era viva e a cui poi è stato mangiato il cervello.
In particolare, a Roarton è rimasto ancora attivo il HVF (Human Volunteer Force) ovvero quel gruppo di guerriglieri che armato di qualunque cosa facesse potenzialmente danni letali, andava in giro a fare fuori zombie (che vengono chiamati principalmente “rabbiosi”). Se in tutto il resto del mondo i vari gruppi di HVF si sono sciolti a favore di una politica di reintegro in società dei riabilitati PDS sufferer, a Roarton non è stato così.
Immaginatevi dunque il clima allegro che aleggia quando Kieren fa ritorno a casa.
Dal momento in cui però il ragazzo metterà piede nuovamente a Roarton, una serie di vicende coinvolgeranno lui, e la vivace Amy, sua compagna di emm… pranzo a base di materia grigia.
La prima stagione, nonostante sia composta solo da tre episodi di un oretta ognuno, è molto interessante, e nel poco tempo che ci viene dato abbiamo l’occasione di conoscere i personaggi più importanti, come Jemima, la sorella di Kieren, o il giovane Philip, o anche Rick aka l’amico morto, tutti personaggi che saranno importanti non solo per lo sviluppo emotivo di Kieren, ma per tutta la storia in generale.In questi episodi inizieremo a conoscere il protagonista, i suoi sentimenti, il motivo di un gesto tanto estremo come il suicidio, ma anche potremo approfondire la sua relazione con la sua famiglia, dal tentativo di riallacciare i rapporti con Jem, che nel frattempo si è unita ai HFV, o guardarlo destreggiarsi nella relazione con i genitori diventati iper protettivi, e che infondo non sono riusciti a perdonargli quel gesto. Lo vedremo scontrarsi in maniera anche molto importante con i membri dei HFV, in particolare con Bill Macey, il padre di Rick, o con Padre Oddie.
Dopo il finale emozionante del terzo e ultimo episodio (e non in senso buono, nel senso che sei lì che ti chiedi che hai fatto di male nella vita per meritarti tutto ciò) la storia, nella seconda stagione, prende una piega decisamente inaspettata.

(Nella foto a lato, da sinistra: Amy Dyer, Kieren Walker, Simon Monroe, i tre protagonisti principali intorno ai quali ruota la storia)

Sono passati alcuni mesi, da che la storia si era interrotta, e riprende con l’arrivo a Roarton di Simon Monroe, il dodicesimo discepolo del profeta-non-morto, un PDS che si è proclamato a capo di un esercito di liberazione non-morta (ULA), e che preannuncia l’avvento di un secondo Risveglio. Il compito di Simon Monroe è quello di trovare il primo risorto, e attendere successive istruzioni (che ovviamente non prevedono una cena a lume di candela, purtroppo. Oh, e indovinate un po’ chi è il primo risorto?).
Per quanto la trama possa apparente essere banale, vi assicuro che non è così, e che la storia andrà avanti in modi sempre più inaspettati, in modi che non si potrebbe mai immaginare. E se da una parte vedremo il nostro trio di non morti preferito, dall’altra vediamo ancora forti oppositori alla reintegrazione dei PDS, nonostante il clima sia comunque più pacifico, anzi addirittura diviso tra un gruppo di forti sostenitori e un gruppo di contrari ad un’equiparazione dei diritti. Per colpa di alcuni impedimenti, i tre rimangono bloccati a Roarton, mentre gli ingranaggi che collegano tutti quanti iniziano a mettersi in modo, portando la storia gradualmente al suo apice, e poi ad un finale che posso solo definire “sconvolgente”.
Prima di concludere, vediamo un secondo gli aspetti tecnici.
Per quanto riguarda il cast, l’ho amato. La mia cotta per Luke Newberry non mi passerà mai, e ne sono certa, ma anche tutti gli altri membri del cast sono riusciti a dipingere i loro personaggi in maniera incredibile. Tra tutti la mia preferita era indubbiamente Amy. Quella ragazza è come un girasole, va in giro e porta colore, gioia e allegria. Le ambientazioni erano molto particolari, ma la cosa che mi ha colpito di più è la luce. Non c’è molta luce, e questo crea un atmosfera nebbiosa e un po’ smorta, che però si sposa perfettamente con la location della campagna inglese e con un storia che parla di zombie, e anzi questo dettaglio a mio parere ha valorizzato molto.
Però non lo so esattamente cosa mia abbia colpito di più, di questa serie, tanto da farmela annoverare tra le mie preferite.
Forse per le tematiche particolari affrontate, come l’omosessualità, il suicidio, l’integrazione, l’accettazione di sé e dell’altro, accompagnata da una crescita psicologica ed emotiva di quasi tutti i personaggi, o forse per lo strano ribaltamento del protagonista zombie.
Fatto sta che questi nove episodi sono stati molto più intensi di intere stagioni di tante altre serie TV, e mi sono rimasti particolarmente impressi, e io sarò una delle tante persone che sono rimaste con l’amaro in bocca dopo il finale della seconda stagione, chiedendosi “E ora?”.
E ora niente, perché poi hanno sospeso la serie. E io da brava furba ho iniziato In The Flesh sapendo che era stata sospesa. Non pensavo che avrei commesso una delle più grandi cavolate della mia vita.
E quindi ora rimarrò con il dubbio esistenziale di “Chi cazzo è il Profeta-Non-Morto?”. Ed è solo una delle tante domande.
Ma tutto sommato, pensandoci con il senno di poi, l’avrei guardata ugualmente.
Anzi, è probabile che in un futuro in cui avrò ancora più tempo libero, decida di fare un bel rewatch.

Mitsuko


Potere trovare nei link evidenziati nei nomi le altre due recensioni che compongono la Top 3: TV Series, ovvero quella di Hannibal e quella di Sense8. Se ve le siete perse, leggetevele!