Talking About: Film

The Danish Girl, T. Hooper

  Questo è un film che io aspettavo di vedere da un bel pezzo. È uno di quei film che sono capaci di cambiarti la vita e io ne ero consapevole anche prima di vederlo.
Ecco perché sono andata al cinema del mio paese da sola in una piovosa domenica pomeriggio, struccata e con una buona scorta di fazzoletti e cioccolato-da-sostegno-psicologico.
Sono contenta di essere stata così previdente.
Non penso di aver mai pianto tanto per un film in tutta la mia vita. Ho pianto per tutta la seconda metà, poi mi sono calmata; come sono uscita dal cinema ho riiniziato a piangere, poi mi sono calmata; poi come sono rientrata a casa ho ricominciato di nuovo e sono andata avanti per tipo quaranta minuti. Insomma, un disastro.
Vi confesso che mentre in questo momento sto scrivendo, non ho la più pallida idea di dove mi porterà questa recensione. Non ho idea di cosa scriverò.
Penso semplicemente che dirò tutto quello che ho da dire, senza giri di parole, senza premesse. Potrà sembrare confuso, ma confusa è esattamente la parola che userei per descrivermi in questo momento.
Pensavo che questo film sarebbe stato come tanti altri che avevo visto, storie vere, storie di persone incredibilmente coraggiose. Mi sbagliavo. Questa storia è molto di più. Ha qualcosa di più, mi ha fatto sentire qualcosa e lo ha fatto in modo talmente forte da costringermi in lacrime per ore.
Ma forse ero io, e non il film. Forse ero io che questa volta riuscivo a sentire, a provare, qualcosa.
Sentivo quello che sentiva Einer, come lui sentiva quello che sentiva Lili.
Ho provato la sua timida confusione, i suoi approcci lievi verso un mondo che non gli apparteneva, il mondo dell’altro, mentre Einer si riteneva semplicemente affascinato dalla femminilità, fascino causato dalla sua sensibilità. E all’inizio è sempre così, è tutto un “e se…?”.
E poi eccola, la rivelazione, la folgorazione. Il momento di eureka in cui realizzi quando profondamente giusto è quello che stai facendo, come il tuo essere l’altro sia profondamente giusto. Come se ci fosse sempre stato, come se stesse semplicemente aspettando il suo momento.
E tutto cambia, il mondo intero cambia.Ed è bellissimo. È tutto meravigliosamente al suo posto, e ci si può dimenticare persino di sé stessi.
Fino a che non si ricade. Fino a che non ci si rende conto che mentre il mondo è al suo posto, tu non lo sei. Ci si rende conto che c’è qualcosa di sbagliato, in quello che si è. Si diventa frenetici.
Penso che il momento simbolo della trasformazione di Einer in Lili non fosse l’indossare l’abito da ballerina di Ulla, amica di Einer e Gerda, e non è nemmeno il bacio con un uomo durante la serata degli artisti. Penso che il momento in cui veramente lui prende la decisione di essere lei, è quando si spoglia all’atelier dove tiene i costumi per le modelle. Quando si strappa i vestiti di dosso, sperando per miracolo di trovarvi al di sotto il corpo di una donna. E poi la terribile desolazione nel suo sguardo, quando si rende conto di essere ancora Einer, e che Lili, per il momento, vive e respira solo nella sua testa.
E nelle tele di Gerda. Einer vede Lili attraverso i ritratti di sua moglie, vede come vorrebbe essere, vede qualcosa che non può avere, ma per un po’ va bene comunque. I ritratti di Lili Elbe sono come un modo per dire al mondo che lei esiste, che è reale, che si può guardarla e persino ritrarla. Lili Elbe smette di essere un pensiero nella testa di Einer, ed Einer smette di essere.
Ed è in quel momento, che si gioca il tutto per tutto. Perché Lili non demorde, Lili non è disposta a svanire, e con determinazione decide di andare avanti con la messa in scena, che giorno dopo giorno è sempre più reale.
Ma non si può avere una cosa senza darne una in cambio. Così Lili non può essere Lili fino a che Einer non avrà capito che dentro di lui c’è spazio per una sola persona. Quindi vengono le visite mediche, e i pareri dei dottori.
“Possiamo curarla, dobbiamo solo trapanarle in cranio”.
“Lei è omosessuale”.
“Lei è schizofrenico”.
Esiti uno più sconcertante dell’altro, uno più osceno dell’altro. Lili inizia ad avere paura, perché Lili ha bisogno di capire, ha bisogno di avere una certezza. Non vuole essere messa in un manicomio, vuole solo essere una donna.
Vuole lasciare andare quello che non è. Come cenere nel vento, vuole lasciare che Einer scompaia, nonostante lui non fosse mai esistito veramente, nonostante ci fosse sempre e solo stata Lili.
Ed è la cosa più bella del mondo, vedere Lili che lentamente emerge come una farfalla dalla sua crisalide.
E non importa per quanto sia vissuta. Se sono stati attimi fugaci, o lunghi giorni. Ognuno di quei momenti è valso tutto quanto. È valso l’attesa, le lacrime, il dolore, la confusione e la paura. Valeva la pena di percorrere una strada tra le più difficili, una transizione che l’avrebbe portato da essere una convenzione sociale, nasci uomo quindi sei un uomo, ad essere sé stessi. Se è anche solo per un attimo, quell’attimo sarà valso tutto. Perché in quel momento capirai chi sei, e sarai felice.
La storia di Lili Elbe è la storia di un amore incredibile. E non parlo dell’amore tra Einer/Lili e Gerda, nonostante l’affetto che provassero reciprocamente fosse talmente forse da superare persino le barriere della sessualità controversa di Einer.
L’amore di cui parlo, è l’amore di Lili verso sé stessa.
L’amore più difficile, e quello più sottovalutato. Transgender o meno, amare chi si è non è scontato. Non è una cosa che semplicemente accade. A volte è un percorso duro, è una cosa che devi conquistare, una cosa per la quale lottare. Amare sé stessi significa decidere che indipendentemente da cosa accadrà, da come cambieremo durante la nostra vita, vale sempre la pena di essere chi si è. Significa non arrendersi, non lasciarsi andare, accettarsi.
Non è facile accettare sé stessi, perché a volte ci si considera sbagliato, o non ci si considera abbastanza. Ma non bisogna mollare, mai. Bisogna andare avanti per la propria strada, e arrivare alla meta.
E in quel momento, ogni cosa cattiva svanirà, e tutto sarà meravigliosamente al suo posto.
Analogamente la cosa vale anche per Gerda, che ha dimostrato la forza dei suoi sentimenti. Gerda accetta Lili e, anche se non potrà fare a meno di continuare ad amare Einer, comprende. Comprende che Lili deve fare la sua storia. Gerda non molla mai con Lili, e fino alla fine potrà dire di averli amati entrambi, di averli amati veramente.
Quindi grazie, Lili Elbe.
Da parte di ogni transessuale, di ogni gender-fluid, da ogni persona che si sente a suo agio con il proprio corpo.
Da parte di chi ha già capito chi è, e da chi sta ancora cercando di scoprirlo.
Grazie per averci resi possibili.


Mitsuko