Talking About: Film


This Must Be The Place, 

P. Sorrentino


[SÍ GENTE, SONO ANCORA VIVA. Sommersa di verifiche ma viva. Per ora]
Anyway, oggi voglio parlarvi di un bel film, dato che non mi sono fatta sentire per un bel pezzo (contravvenendo al buon proposito numero “non ricordo” di non abbandonare il blog).
Il film di cui voglio parlarvi è This Must Be The Place. L’altro giorno stavo pensando a cosa avrei potuto scrivere per la giornata della memoria del 27 Gennaio, e non so perché mi è venuto in mente questo film. Ma dato che non lo reputavo adatto per la ricorrenza (ho scelto invece un altro libro che spero approviate) ho deciso di farci su un semplice Talking About.
Poi, semplice si fa per dire.
Questo è uno dei film più complessi che abbia mai visto, e dentro c’è tanta di quella roba che nemmeno dopo che l’hai guardato tre volte riesci a coglierne tutte le sfaccettature. Ogni volta ti sembra di perderti qualche dettaglio importante, o di dimenticare qualcosa.
Il titolo del film è un omaggio all’omonima canzone dei Talking Heads, il cui cantante, David Byrne, compare nel film nei panni di sé stesso.
Una bella parentesi penso che vada dedicata alla colonna sonora del film, che è una delle più notevoli di sempre. Colonna sonora interamente composta da musica stile anni '80. Scritte praticamente tutte dal succitato David Byrne, danno al film quel tocco un po’ vintage ma anche quella certa classe che ci mancava molto, e che fa sempre la sua scena e che si intona particolarmente con il protagonista, Cheyenne, che in un qualche modo è rimasto psicologicamente bloccato in quegli anni.
(Momento di spam brutale, andate tutti a comparvi la soundtrack in cd, che ne vale la pena, ahem).
La trama del film è particolare già presa di per sé.
Cheyenne (Sean Penn), un ex rock star caduta in quasi depressione dopo che due adolescenti suoi fan si sono suicidati, vive in Irlanda con la moglie Jane, passando il tempo tra l’evitare l’esercizio fisico, andare a bere il caffè con la giovane Mary, il cui fratello se n’è andato da casa facendo piombare la madre in depressione. Un giorno, riceve una chiamata, dove viene a sapere che il vecchio padre è ormai in fin di vita, ma quando Cheyenne raggiunge l’America via nave (dato che ha paura di volare), lui è già morto. Dopo il funerale viene a sapere che il padre, negli ultimi anni della sua vita, si era dedicato con tutte le sue forze a cercare un uomo, chiamato Aloise Lange, che era colui che lo aveva torturato quando si trovava nel campo di concentramento durante la seconda guerra mondiale, in quanto ebreo. Il suo carnefice, come lo definisce.
Cheyenne parte così per un incredibile viaggio, cercando di terminare la ricerca che il padre aveva iniziato.
Un viaggio costellato di incontri dei più assurdi, si situazioni quasi al limite dell’improbabile, mentre osserviamo questo personaggio che ha un modo di comportarsi e pensare tutto suo, ma che incredibilmente spinge tutti ad avvicinarsi a lui.
This Must Be The Place è un film che parla di tante cose. Parla di fiducia, di riconoscenza, di musica, di amicizia. È la storia di un percorso, non solo fisico attraverso gli USA ma soprattutto mentale, un percorso in cui Cheyenne deve venire a patti con sé stesso, con i suoi difetti, le sue paure.
La ricerca di Aloise Lange è la ricerca di sé stesso, ma anche la ricerca di qualcosa che lo unisse al padre, come se desiderasse in fondo salvare un legame andato perduto.
Ma non è un film che parla di vendetta, o di odio. In questo film potrete trovare tutto, tranne l’odio.
Anche il rapporto tra il padre di Cheyenne e Aloise, non è interamente intriso d’odio, ed è lo stesso Aloise ad ammetterlo. Tra i due si è creato qualcosa, un legame al contempo primitivo e raffinato. Le lettere che Aloise riceveva, scritte con parole “tra le più terribili e tra le più bellissime”, parole crude, ma che lo hanno conquistato. È il conteggiamento della morte, che il padre di Cheyenne si teneva addosso dai tempi della Polonia, prima di decidere di riversarlo su Aloise.
Incredibilmente emozionanti sono anche gli estratti dal diario del padre, in cui una voce narrante parla della vita prima e dopo i lager, di quello che l'uomo aveva vissuto sulla propria pelle. Parole che Aloise Lange userà a sua volta, come a voler sottolineare ancora quanto intima fosse diventata la relazione tra i due, quella caccia senza fine, quella fuga eterna.
Si tratta di un film che può turbare, che non è facile da comprendere, da cogliere nella sua interezza. È un po’ come sperare di riuscire da soli ad abbracciare un baobab. È una cosa troppo grande, meravigliosa e cupa. 
È una ricerca, un giallo, e per arrivare alla soluzione Cheyenne si troverà a fare le cose più strabilianti, a conoscere persone che non avrebbe mai potuto incontrare, se fosse rimasto nella sua villa a Dublino, si troverà a sperimentare, mentre lentamente, tassello dopo tassello è sempre più vicino. Vicino ad Aloise, al posto in cui si nasconde, a trovare qualcosa che aveva perduto, o che forse non aveva mai avuto, vicino ad un finale talmente forte da lasciarti senza parole.
“Questo deve essere il posto”. Il posto in cui vedere cose che cambierebbero completamente la tua prospettiva, il tuo modo di vedere il mondo.
Una regia strepitosa, unita ad ambientazioni e inquadrature da mozzare il fiato.
Musiche coinvolgenti, interpretazioni straordinarie, soprattutto quella di Sean Penn, che in questo film ha veramente brillato, dimostrando tutto il suo incredibile talento e versatilità, confermandosi come uno dei miei attori preferiti in assoluto, insieme a Robin Williams.
Un film da non perdersi, se avete un anima vintage, o se vi piacciono le storie particolari, o anche solo se siete in cerca di qualcosa di diverso, che faccia sorridere ma anche riflettere, se siete in cerca di qualcosa che vi stupisca nel profondo.
Vi prometto che non ne resterete delusi.

Mitsuko