Talking About: Film

 Project Almanac, D. Israelite

Questo film mi era stato consigliato da un mio compagno di classe, a cui era piaciuto molto. Casualmente lo davano in onda la sera di Natale, quindi io e mio fratello abbiamo affittato il divano e ce lo siamo visto.
Non l’avessimo mai fatto.
Siamo arrivati alla fine che lui sudava, da tanto si era agitato, e io stavo dando fondo al mio vocabolario per tentare di formare una frase di senso compiuto.
Iniziamo con la trama: David, il protagonista, tenta di ottenere una borsa di studio per il MIT, e fallisce miseramente, ottenendo solo soli cinquemila dollari. Peccato ne manchino tipo altri quarantamila, ops. Il povero ragazzo si vede quindi costretto a rinunciare, o a cercare di ottenere un altro finanziamento che potrebbe ottenere portando un esperimento. Si mette quindi a rovistare tra i vecchi appunti di suo padre, scienziato a tempo perso, morto anni prima in un incidente d’auto, cercando di trovare qualcosa.
Dato che hanno culo, trovano il progetto di una macchina del tempo, e dopo un blackout, qualche furto e batterie che saltano in aria come popcorn riescono a farla funzionare.
A questo punto David, i due amici nerd, la sorella, e la sua crush iniziano a fare i primi viaggi. E a quel punto accadono le peggio cose.
Esiste una cosa, ragazzi, e si chiama legge di causa-effetto. Tu fai un azione, e inevitabilmente avrai delle conseguenze. Se sono cose buone, tanto meglio. Ovviamente non è questo il caso. Ovviamente David prova a risistemare tutto. Ovviamente le cose vanno sempre peggio.
La trama non è particolarmente originale, di film sui viaggi nel tempo ne abbiamo visti fino a scoppiare. Questo però ha qualche caratteristica che lo contraddistingue.
Prima di tutto, è girato sotto forma di documentario. All’inizio del film e ragazzi si promettono di registrare ogni che fanno relativa al Progetto Almanac, e per tutto il film saranno principalmente David e la sorella Christina a reggere la telecamera. Questo crea un rapporto tra lo spettatore e i protagonisti molto particolare, molto intimo. I ragazzi parlano e interagiscono con la cinepresa, guardandoci dritti negli occhi.
Questo, oltre che a creare un’atmosfera di complicità da entrambe le parti dello schermo, dà origine anche a qualcos’altro.
Nonostante sia David il protagonista indiscusso del film, per buona parte del tempo è sua sorella a filmare. Grazie a questo espediente, per così dire, lo spettatore si immedesima in Christina. Vede quello che vede lei, e lo fa attraverso i suo occhi, con il suo punto di vista. È lei che dirige lo sguardo dello spettatore, ma al contempo è parte integrante del gruppo dei giovani viaggiatori del tempo. Lo spettatore diventa parte del gruppo.
Quando poi la telecamera passa a David, per i suoi viaggi in solitario, le cose cambiano, sotto un certo aspetto.
Cambia la prospettiva, cambia il modo di vedere.
Da inquadrature più ampie e vivaci, tipiche di Christina, si passa a video in solitario, dove David è al centro di tutto, insieme alle sue teorie, ai suoi tentativi di sistemare ogni problema correggendo di volta in volta ogni passo falso, il tutto senza rendersi conto che non è solo la situazione ad essergli sfuggita di mano, ma anche il tempo stesso.
Il tempo, nelle mani di David Ruskin, si è disintegrato. È diventato un loop.
È stato molto interessante vedere questo film.
Fin dall’inizio parte subito in quarta, fornendo sempre spunti ai quali appigliarsi, ponendoci la domanda “e ora che succede?”. Dalle vicende da ragazzo nella norma si passa alle avventure del gruppo durante i loro viaggi, per poi passare alla parte finale, una specie di lungo monologo di David. Un monologo disperato, una continua corsa nel tentativo di riparare ogni cosa andata infranta, senza rendersi conto che in realtà non sta vivendo la sua vita, ma limitandosi a sopravvivere, cercando con tutte le sue forze di ritornare in carreggiata.
Sono felice di averlo visto, e il finale sconvolgente mi ha colpita molto!  Io e mio fratello abbiamo passato un sacco di tempo a fare teorie su teorie di come si sia arrivato a quel punto, cosa sia successo prima, cosa dopo, come si sarebbe potuto evitare. Alla fine stavamo dando di matto!
Lo consiglio vivamente, soprattutto a chi è appassionato di questo genere di film. Di certo non adatto a chi cerca qualcosa da vedere per staccare la testa per un paio d’ore!
Io vi ho avvertiti.
E anche per oggi abbiamo concluso, see ya!

Mitsuko




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