Talking About: TV Series

Sense8, season 1, impressioni, L. & A. Wachoswki


La storia di quando questo post doveva essere pubblicato è molto divertente. In origine due sabati fa avrei dovuto parlare di un manga, Tutor Hitman Reborn! (il cui Talking About attualmente è posticipato fino a data da destinarsi). Poi ho cambiato idea e ho detto “No, voglio parlare di serie TV”. Poi sabato mi è venuta la febbre, quindi sbrisga.
Avevo passato il week end a metà tra rantolarmi nel pigiama in pile, cercare di realizzare che il trailer di Civil War in italiano è bellissimo (anche se è uscito da giorni Facebook continua a mettermelo in primo piano, e mannaggia perdo cinque anni di vita ogni volta che lo vedo) e pensare che delle mie serie Tv preferite, circa tre sulle ventidue/ventitré in attivo, ben due sono state sospese dopo un finale di stagione orribile.
Questo per dire che mi piace procrastinare. Bella parola ‘procrastinare’. Suona anche bene.
E poi, insomma, c’è stata tutta quella faccenda del Linky Party che mi ha portato via un po’ di tempo. (E a proposito, sto continuando ad aggiornare l’elenco dei blog partecipanti, dateci un’occhiata! Troverete di sicuro tante cose carinissime!)

In conclusione, oggi parlerò dell’unica serie che non è stata sospesa, ovvero Sense8. (Grazie a dio sono arrivata a fine del discorso.) 
Avevo sentito parlare molto bene di questa serie, tant’è che mi ero incuriosita ed ero andata a fare una piccola ricerca. Non ho nemmeno avuto bisogno di entrare nella pagina di Wikipedia, non appena ho visto i nomi dei due ideatori ho pensato “Ecco, questa è una cosa che non voglio perdermi”. Sense8, infatti, è niente meno che l’ultimo capolavoro dei fratelli Wachoski, Lana e Andy, quindi di certo non i primi che becchi per la strada. Questa è gente che se fa qualcosa, la fa da Dio.
(Irrilevante la fissa che ho avuto per Matrix quanto ero in terza media, ahem, o il quantitativo di lacrime versate per Cloud Atlas, mannaggia a loro)
Mi sono bastati cinque minuti del primo episodio per capire che avrei amato questa serie.
Dodici episodi di pura poesia, tra interpretazioni sublimi di tutto il cast, una fotografia pazzesca e ambientazioni incredibili. La troupe è saltellata per mesi tra cinque continenti diversi per girare tutte le scene, anche se il lavoro in post produzione non deve essere stato da meno, per aver tirato fuori un lavoro del genere. Tu passi nel giro di pochi attimi dalle ambientazioni fredde di Riley di Londra o Islanda per poi catapultarti nella calda Nairobi africana di Capheus, fatta di sabbia rossa, matatu e un atmosfera a metà tra il quotidiano e il surreale.
All’inizio la trama risulta un po’ difficile da seguire, anche perché non c’è una vera e propria introduzione e ti sembra quasi che ti manca un tassello, come quando entri in una sala del cinema e il film è iniziato da cinque minuti mentre tu eri in fila per i pop-corn. La storia entra subito nel vivo, mentre assistiamo al suicidio di una giovane donna in una chiesa in rovina. Nel momento successivo, otto persone, nate tutte lo stesso giorno dello stesso anno alla stessa ora, disseminante sul globo, sviluppano improvvisamente abilità telepatiche ed empatiche.
Nei primi episodi, sono le vicende dei singoli personaggi che ti spronano a continuare la serie, ma mano a mano che loro imparano non solo a convivere con le loro nuove abilità, ma anche a convivere con tutti gli altri membri della loro ‘cerchia’, a condividere emozioni, pensieri e momenti, arrivando addirittura a ‘scambiarsi’ per, ehm, diciamo il più delle volte pararsi le chiappe a vicenda.
Procedendo le trame singole iniziano a infittirsi, ma sull’intera cerchia incombe l’ombra di Whispers, un sensate come loro, che ha deciso di rivoltarsi contro la sua stessa specie, dando il via ad una caccia al sensate, che ovviamente avrebbe finito per coinvolgere anche i nostri otto giovani. Il perché Whispers sia diventato schizofrenico, non ci è dato saperlo, ma io conto che nella seconda stagione, che purtroppo non so quando uscirà, questo aspetto venga approfondito, a pari passo con lo sviluppo dei legami venutisi a creare all’interno della cerchia.
Whispers, che sotto certi aspetti rappresenta per loro un futuro cupo, autodistruttivo. Questa figura viene compensata da quella di Jonas, un altro sensate che era appartenuto alla cerchia di Angelica, la donna che a inizio serie aveva dato sua la vita per ‘far nascere’ la cerchia dei protagonisti, che invece cerca con tutte le sue forze di proteggerli, di guidarli, di educarli all’uso delle loro abilità, che diventa l’incarnazione di un futuro pacifico di convivenza. Diventa un po’ come una scelta. Seguire Jonas, e sopravvivere, o cadere nella trappola di Whispers che potrebbe condurli ad un destino anche peggiore della morte.
E sulla base ti tutto, Angelica. Un personaggio che ritorna, ciclicamente, tramite flash back, mentre anche sulla storia si inizia a fare luce. Tutto parte da Angelica, Jonas e Whispers. Tre figure chiave, che costituiscono lo spazio all’interno del quale gli otto protagonisti si muovono.
Ho amato davvero tantissimo questa serie. A livello visivo è poesia, ma aveva anche qualcosa, un’emozione, una scintilla, che mi ha fatto commuovere profondamente più di una volta. È una storia di destini che si intrecciano, di sentimenti puri e forti. Penso dia difficile da spiegare, ma i Wachowski hanno creato qualcosa che si incunea tra lo stomaco e la gola e resta li. Te li porti con te. Se credo nel destino? Diciamo che credo più nel caso, nelle coincidenze, nelle reazioni ad ogni tua azione.
Questa è una storia che parla di coincidenze. Di meravigliose, orribili coincidenze. Di casi fortuiti. Di passato, presente e futuro che si annodano l’uno con l’altro con precisione millimetrica. Tutto, alla fine, coincide, tutto torna. È come un cerchio. Le vicende partono da un punto, ma dopo tanto divagare, si finisce sempre per affrontare i propri fantasmi del passato, i propri demoni. È molto karmica, come cosa, soprattutto per chi ci crede.
Ah, e se mi state chiedendo se ho perdonato la Netflix per aver sospeso Hannibal, anche se poi ha lanciato questa serie la risposta è no. Non perdonerò mai la Netflix per avere sospeso una delle mie tre serie preferite.
Diciamo solo che sono disposta alla convivenza civile.

Mitsuko