Talking About: Comics

Tutor Hitman Reborn!, Akira Amano

E finalmente eccoci qua, dopo un anno e mezzo di volumi presi in prestito da un amica (che ringrazio tantissimo per avermi consigliato la serie) e la procrastinazione citata in precedenza chissà quanti post fa ahem, avendo terminato Reborn, posso parlarne anche qui.
Allora, è da un po’ che non parlo di manga, anche perché l’ultimo Talking About che ho pubblicato era quello su Sense8 e tra i tre Comics scritti fino ad ora, solo uno era su un manga.
Bene, iniziamo dalla trama. I 42 volumi della serie sono divisi in saghe, e ognuna ha la sua trama in particolare. I primi otto/nove volumi (da me definiti “del disagio”, ma che ufficialmente sono la Saga Introduttiva) servono più che altro per introdurre tutti quei personaggi che poi saranno i veri protagonisti della serie, grazie all’uso di episodi autoconclusivi di stampo anche abbastanza comico.
La storia generale è questa: Tsunayoshi Sawada, detto Imbrana-Tsuna, è un ragazzino che frequenta la scuola media di Namimori, ed è negato in tutto. Scuola, sport, vita sociale, insomma, una vera frana. Fatto sta che un giorno arriva a casa sua Reborn, un bambino che si presenta come il suo nuovo insegnante privato. Ben presto Tsuna capirà che non sono quelle le vere intenzioni di Reborn, il killer più forte di tutti, ma bensì trasformare il ragazzo nel decimo boss della famiglia mafiosa Vongola, e per farlo Reborn è disposto a usare qualsiasi mezzo, compreso l’uso del proiettile del coraggio di morire, un proiettile da capacità balistiche decisamente soprannaturali. Per non parlare degli effetti collaterali.
Lo stile di disegno di Akira Amano è sopraffino, e i design sia dei personaggi, sia del back ground, compensano una trama inizialmente un po’ fiacca. Se per i primi volumi può essere quasi divertente, dopo il quarto o il quinto inizi a chiederti quando le cose inizieranno a movimentarsi, e vai avanti per forza di inerzia.
Poi arriva Mokuro e improvvisamente il mondo diventa un posto bellissimo.
La prima saga seria, è infatti quella della Gang di Kokuyo, dove Mokuro, un potentissimo (e bellissimo, ahem) illusionista e i suoi alleati cercano di distruggere il mondo della mafia, assumendo poi il controllo di tutto possedendo il corpo di Tsuna. In questa Saga vediamo per la prima volta quelle che sono due delle caratteristiche principali di tutto il fumetto. La prima, sono ovviamente i combattimenti. Finalmente si hanno delle scene di azione veramente belle, disegnate con una maestria tale da farti salire livelli di adrenalina incredibili, mentre si legge. La seconda, è più che altro uno schema, per il quale all’inizio nessuno ha idea di cosa stia accadendo, e solo poco alla volta, tramite flashback o dialoghi o ricerche si riesce piano a piano ad intuire la verità. Un’altra cosa positiva è che, nonostante l’insicurezza e l’incapacità di Tsuna di prendere una qualsiasi, maledettissima, decisione, si inizia a intravedere quella scintilla di sicurezza, di autorità che assume quando è in Hyper Mode.
E se la prima saga è sembrata incredibile, non avete ancora visto niente.
A seguire abbiamo infatti la saga dei Varia, la saga del Futuro, la saga del Primo (che per me è la saga dei Simon), e per finire la saga degli Arcobaleno.
Mano a mano che la storia avanza, arrivano sempre più personaggi, lo stile migliora, le vicende di fanno sempre più interessanti e adrenaliniche. Come un percorso in discesa a massima velocità, una volta iniziato la forza di gravità si fanno andare sempre più veloce, rendendoti quasi impossibile staccarti dalle pagine.
Nella saga dei Varia vedremo i protagonisti assumere una conformazione stabile, formare una squadra, mentre ognuno inizia a testare il proprio ruolo e le proprie capacità contro i Varia, un formidabile team di killer al servizio della famiglia Vongola, il cui capo, Xanxus, vuole scavalcare Tsuna per assumere lui stesso il ruolo di Vongola Decimo. Si dà quindi inizio alla prima battaglia degli anelli, i cui vincitori si aggiudicheranno i Vongola Ring, artefatti di estremo potere.
Al termine di questa saga si piomba immediatamente nella successiva, in cui i protagonisti si ritrovano, in parte per caso e in parte per una studiata strategia, dieci anni nel futuro!
Qui dovranno affrontare il nemico più forte che abbiamo mai affrontato, Byakuran. Qui si introdurrà meglio il concetto di ‘fiamma’, portando ad un livello superiore i combattimenti, anche grazie all’uso di armi super tecnologiche quali gli scrigni. In questa saga, che credo sia proprio la mia preferita, la quantità e la qualità dei combattimenti è incredibile. È un continuo climax, una continua suspense, un colpo di scena dietro l’altro che ad un certo punto ti ritrovi quasi ad aver paura di andare avanti, dall’ansia che ti ritrovi.
Terminata questa saga, e ritornati tutti allegramente nel passato (che per loro è il presente), abbiamo qualche capitolo di noiosa quotidianità e quasi di manca quando i tuoi diletti venivano pestati a sangue.
Terminati a loro volta quei capitoli di transito, si entra di nuovo nel vivo con una saga in cui il livello dei combattimenti sale ancora, grazie ai Vongola Ring, che erano diventati Vongola X e ora sono Vongola Gear. Cose bellissime. In questa saga indagheremo sul passato della famiglia Vongola, e alla luce di quello anche alle caratteristiche dei protagonisti, che sono sempre più forti albo dopo albo.
Ed eccoci arrivati all’ultima saga, in cui FINALMENTE si fa luce sul mistero di Reborn e degli Arcobaleno. Era ora.
La cosa che mi è piaciuta di più di questa saga, oltre che un grande sviluppo emotivo da parte di Reborn, è il ritorno in massa di tutti i personaggi incontrati lungo la storia. È come se un cerchio si chiudesse, se si tornasse al punto di partenza di ogni saga, ma tutti più forti, tutti più uniti, e chi più e chi meno, consapevoli del proprio ruolo all’interno della famiglia Vongola o del mondo della mala in generale. Tranne Tsuna, che era un idiota all’inizio e un idiota rimane.
E ora il finale. Il volume finale.
Mi ha deluso? Sì.
Ne sono pentita? No.
Insomma, come finale ti lascia decisamente l’amaro in bocca. Tu sei lì che ti chiedi “E quindi?”, però va bene lo stesso. Probabilmente avrebbe potuto fare un finale più approfondito, o magari avrebbe potuto dare una smossa al personaggio di Tsuna, che sotto un cerco aspetto è rimasto terribilmente statico, facendogli, se non proprio prendere le sue responsabilità, per lo meno renderlo un minimo più consapevole. E invece no.
Ma non sono dispiaciuta, per nulla. 
Vi piace l’azione? I combattimenti? I colpi di scena?
Allora non potete assolutamente perdervi questa serie, indipendentemente dal finale o meno!
Anche io, se ne avrò la possibilità, prima o poi me li rileggerò tutti (anche se credo che salterò la prima parte, LOL).
See ya!

Mitsuko