Talking About: Books

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Magnus Chase e gli dei di Asgard – la spada del Guerriero, Rick Riordan



C’è una cosa che mi disturba profondamente. E cioè quando gli autori che preferiscono decidono di coalizzarsi e fondare il club dei Master Troller. Club al quale fanno parte già James Dasher, Cassandra Clare e Holly Black, anche se avrei giusto qualche altro nome.
*coff coff* Eoin Colfer *coff coff*
Anyway, anche lo “Zio Rick” Riordan si è unito al club.
E questa immagine (che dio solo sa dove le impostazioni l’hanno messa) ne è la prova, e ora ditemi se non dovrei mettermi a piangere in un angolo.
Come nel caso di Magisterium – il guanto di rame, questo post è stato programmato un mese e un giorno dopo la data di uscita del libro. Circa cinquecento pagine che io mi sono divorata in due giorni netti.
Veniamo alle solite cose, trama, contesto (che nel caso di Riordan vuol dire tipo “cercare di capire la grandezza dei guai in cui si ficcheranno/cercare di trovare un senso alla generale truzzaggine degli dei”), e impressioni mie.
Punto 1. Magnus Chase, che come forse potrete intuire dal cognome è il cugino di Annabeth Chase, la ragazza di Percy Jackon/coprotagonista/personaggio femminile tra i più badass della storia. Lui non è nulla di tutto ciò. Perlomeno non subito. Dopo il ‘Grande Scisma Del Ringraziamento’ in cui i tre fratelli Chase se ne urlano dietro di ogni, Natalie e suo figlio Magnus prendono e se ne vanno. Magnus crescerà con il monito di non fidarsi mai di zio Randolph. Ad un certo punto ovviamente Natalie ci resta secca in circostanze misteriose, e il libro inizia che Magnus fa il senzatetto a Boston da un paio d’anni.
Si sveglia la mattina e si rende conto che sua cugina Annabeth e zio Frederick lo stanno cercando. Ovviamente cosa fa? Scappa.
Quello è ovviamente il giorno in cui tutti i nemici giurati del ragazzo, che lui nemmeno sapeva di avere, decidono di saltare fuori all’improvviso e portare un po’ di distruzione gratuita.
Magnus Chase morirà tipo due capitoli e mezzo dopo, lasciando la sottoscritta ad urlare come un ossessa e cercando di trovare un senso alla vita.
Magnus Chase si risveglierà mezzo rigo dopo a cavallo di un cavallo con più zampe del normale e una tizia scorbutica, e per lo shock sverrà di nuovo. Poi a questo punto si ritrova nel Valalla, dove tutti gli eroi morti in battaglia con valore e le armi in pugno diventano guerrieri immortali non stipendiati da Odino, gli einherjar. (Tutto ciò è più o meno scritto del risvolto di copertina, quindi non sono grandi spoiler).
Benvenuto nel regno dei morti, Magnus. Ti faccio presente che tutti gli altri sono sopravvissuti alle peggio avventure, e tu muori alla prima stronzata. O è sfiga, o lui veramente non è portato.
Infatti per tutto il libro sarà un continuo “dai improvvisiamo, che tanto i nostri piani finiscono sempre malissimo” o “ti prego spada magica parlante e in grado di muoversi, combatti al mio posto, mentre io guardo la scena con calma”. No. Magnus, no. Tu hai bisogno di un bel po’ di addestramento. Forse posso darti un paio di indirizzi, così per dire. Campo Giove, o Campo Mezzosangue, così per dire. SE PROPRIO PROPRIO di mando a Brooklyn da Carter, ma cerca di impegnarti più di così.

Fatto sta che la storia va avanti, succedono cose, qualcuno ci resta secco e qualcuno raggiunge la master class, e tu sei lì che ancora non hai recepito la metà di quello che hai letto da tanto i tuoi neuroni stanno dando di matto.
Incoraggiante? No.
Qui il suicidio neuronale sta diventando una prassi.
Punto 2. Come al solito la capacità di Riordan di fondere aspetti culturali moderni con quelli delle popolazioni antiche a cui l’autore ha ‘sradicato’ i culti è incredibile. Abbiamo un Thor che è una specie di telefilm addicted (e si questo lo capisco, altroché), elfi sordomuti, svartalf appassionati di moda, valkyrie musulmane, e poi vabbè Loki che è bellissimo in tutte le salse.
Per la parte “generale truzzaggine” non mi esprimo. Temo di non esserne in grado.

Per l’altra parte dirò solo che i guai sono molto grossi. Della serie, apocalisse, fine del mondo, gente che muore. Cose così. Vedere alla voce Ragnarok per maggiori informazioni.
Punto 3, impressioni varie.
Riguardo ai personaggi, mi sono piaciuti molto! Gli dei norreni hanno caratteristiche molto sullo stampo di quelli dell’Olimpo o del Pantheon. Su questo piano la saga che veramente è stata una novità è The Kane Chronicles.
Tra i personaggi il mio prediletto è sicuramente Hearthstone, l’elfo sordomuto migliore amico di Magnus. È bellissimo. Io potrei passare tutto il tempo a rileggermi ogni singola scena di Hearth.
Sul piano femminile, è Sam la migliore, oltre alla sporadica comparsa di Annabeth, che rimane in testa alle classifiche. Sam (Samirah) sarebbe poi la valkyria musulmana e la ragazza scorbutica che ha riportato in vita Magnus. E per lei ovviamente nessuna riconoscenza, se non alla fine quando ormai è stata pestata trecentosessanta volte, e si è fatta il mazzo, come si suol dire.
Poi a pari merito vengono Blitz e Magnus, che mi piacciono molto, ma non al livello dei due su citati.
Dei villain Loki, che è sempre a mettere il naso dove non deve, è realizzato molto bene. In parte grazie alla caratterizzazione di Riordan, in parte anche grazie ad un eccellente capacità di traduzione, dalle pagine traspira un Loki estremamente affascinante, seduttore ma soprattutto manipolatore. Un Loki che sa esattamente cosa dire e quando dirla, un Loki che è in grado di tenere sotto scacco molti personaggi in contemporanea, nonostante la sua posizione.
 (Nota mitologica, il nostro caro dio del male si trova legato su un altare con le budella di suo figlio, dopo che gli hanno cucito la bocca, e fatto assistere al massacro dei suoi due figli prediletti. Il tutto mentre un serpente gli fa colare del veleno negli occhi. Odino ha portato su un altro livello il concetto di torture, poco ma sicuro.)
Ma è poi suo figlio, il Lupo Fenris, ad essere il cattivo centrale della storia, intorno a cui tutto verte. Anche qui Riordan ha dipinto un personaggio che è tutto suo padre. Malvagità mista ad una profonda abilità ammaliatrice.
Molto meno presente l'ombra degli Dei di Asgard sui protagonisti, al contrario delle altre saghe, con cui i rapporti con le divinità erano piuttosto frequenti (con il culmine nella saga dei Kane), ma alla fine è quasi meglio. Questo permette una cerca liberà non solo ai personaggi, ma suppongo anche allo Zio Rick, che può gestire la faccendo come desidera.
Ed eccoci alla fine, in cui tiriamo le somme.
Vale la pena di leggerlo? Sì.
È quindi da leggere? Sì.
Bene, quindi fatelo.
See ya!

Mitsuko

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