Talking About: TV Series

Hannibal, season 1 to 3, impressioni, B. Fuller

Oggi si parla di cose macabre. Per la serie, “uomo avvisato, mezzo salvato”.
La mia prima reazione quando vidi per la prima volta Hannibal fu un “Ma chi me lo ha fatto fare? Ah, sì… io” accompagnato da una massiccia dose di ribrezzo.
In una qualche strana maniera ho recuperato tutte e tre le stagioni in un mesetto.
Non so come sono riuscita a sopportare tutta quella roba.
Partendo dal fatto che da brava tv series addicted ho iniziato la serie sapendo dal principio che era stata sospesa al termine della terza stagione, ma non pensavo che sarebbe stato così brutto. (E sì, non è la prima volta, anche con In The Flesh o The Tomorrow People e chissà quali altre serie cono partita sapendo che erano già state sospese, e ogni volta ho sofferto malissimo.)
Detto ciò, e quindi avendo messo in guardia chiunque voglia iniziare Hannibal, veniamo al nocciolo.
Assolutamente una delle serie più incredibili che abbia mai visto.
Al di là dei gusti personali, per cui può piacere o meno questo gusto macabro e morboso onnipresente, guardare Hannibal è stato un vero piacere.
Ma perché? Cosa può esserci di affascinante in un uomo dalle pulsioni cannibali?
Queste erano le domando che mi ponevo all’inizio, domande che sono svanite man mano che la storia progrediva, che i personaggi si intrecciavano tra di loro in maniera profondamente intima, man mano che verità e dubbi emergevano. Il tutto condito da un cast dalle interpretazioni magistrali, soprattutto quelle dei due coprotagonisti, interpretati da Mads Mikkelsen e Hugh Dancy, e da una fotografia a dir poco divina.
Definirei Hannibal come la storia d’amore più morbosa e affascinante che abbia mai visto. “Una lettera d’amore da un uomo con un cuore infranto”.
E come ogni storia d’amore è formata da due metà, incredibilmente opposte e perfettamente combaciabili. Hannibal Lecter, psichiatra amante dell’arte, della letteratura, del clavicembalo, uomo dal gusto estremamente raffinato sia per il vestiario, che per gli spazi che lo circondano. E ovviamente per il cibo, che per lui rappresenta qualcosa oltre che il mero atto di mangiare. Per lui è arte, è lo sfogo di un istinto, quello della caccia, è un rituale. Un banchetto. E poi lui, Will Graham. Agente speciale dell’FBI, seppur senza avere passato il test psicologico. Troppo instabile, troppo condizionabile, il fragile Will Graham, e Hannibal se ne è accorto subito, non appena gli è stato affiancato per aiutarlo con i profili psicologici dei criminali.
Hannibal vede qualcosa, in Will, qualcosa che lo attira come una farfalla sullo zampirone. Oppure è Will a venire attratto, non si sa. La differenza è sottile, il dubbio voluto.
Il tema della caccia, o della pesca, sono ricorrenti in tutta la serie, nel loro contorto rapporto.
Hannibal che dà la caccia a tutti coloro a cui Will tiene, pur di averlo solo per sé, ad un Will poliziotto che dà la caccia a quello che ritiene un mostro, un pazzo.
Tuttavia, anche Will vede qualcosa in Hannibal. Lo vede per quello che è veramente, inconsciamente riesce a capirlo, a capire quello che fa e perché lo fa. 
Per questo lo odia. Perché senza volerlo si è avvicinato troppo al falò e si è scottato. È rimasto marchiato da Hannibal nel profondo dell’animo, e lo comprende, e lo apprezza.
E tra di loro, molti altri personaggi, altrettanto complessi, altrettanto morbosi, a partire da Jack Crawford, o da Garrett-Jacob Hobbs, ombra che per molto tempo oscurerà quella di Will Graham, come un parassita silente che anche se non sai che c’è se ne sta lì a cibarsi delle tue carni. Come Alana Bloom psichiatra anch’essa, o Freddie Lounds, che ha la brutta abitudine di ficcare il naso dove non dovrebbe. O ancora Bedelia Du Maurier. Affasciante, Bedelia. L’ennesima farfalla bruciata dal tocco di Hanibal.
Personaggi complessi, ai limiti dell’umano e del disumano, disposti a scendere a patti con i demoni dentro di loro, per uccidere altri mostri.
Una storia morbosa, fatta di lotte al crimine da parte di pazzi, fatta di illusioni, visioni, speranze. Di domande. “Come sarebbe andata se…?”
Fatta di bugie incasellate le une nelle altre. Fatta di dipinti, di musica, di letteratura. Una storia che ha immerso le mani nelle interiora di qualcuno e cammina in giro con le dita grondanti di sangue.
Una trama che si sviluppa lungo archi temporali piuttosto lunghi, lungo il passare dei mesi, e degli anni, come un attesa. Di cosa?
Forse di un invito a cena.

Mitsuko


PS: Non so se da qui a i prossimi quindici giorni pubblicherò qualcos’altro, io me lo auguro, anche se la mancanza di tempo libero causa “ma sì dai, piazziamo verifiche tutti i giorni, tanto mica le dobbiamo fare noi” (cit. insegnante qualunque). Se non dovessimo risentirci prima, vi comunico adesso che io il giorno venerdì 30 Ottobre sarò presente al Lucca Comics, dove porterò il cosplay di Deneve di Claymore. Della serie, se qualcuno mi vede e mi fa una foto, mi piacerebbe che poi me la passasse.


Post popolari in questo blog

Talking About: Comics

Il Lounge di Neeks, 1

Un Caffè Al Volo