Talking About: Film

 Crimson Peak, G. Del Toro

 

Ieri sera sono andata a vedere Crimson Peak, uscito in pochissime sale il 22 ottobre, e oggi volevo assolutamente parlarne con voi, perché diciamocelo, è davvero un gran bel film (comparsa sporadica di chiappe di Tom Hiddleston a parte, ahem).
In realtà trovo difficile catalogare questo film come “horror”, ma sinceramente, non sapevo sotto quale altro genere incasellarlo. Soprannaturale? Ni. I fantasmi ci sono, questo sì, ma hanno un ruolo molto più marginale di quanto si possa pensare, per lascare spazio alle vicende tutte umane raccontate nella storia. Drammatico? Ni, pure in questo caso (anche se non vi spiegherò le motivazioni, o potrei rischiare il linciaggio causa spoiler). Alla fine ho quindi scelto il genere che sembrava più avvicinarcisi, per varie motivazioni.
La prima è che, di affine all’horror, ha il fatto che man mano che si progrediva nella storia aumentava non solo il livello di morbosità, ma anche la tensione. Del Toro è tuttavia riuscito a farlo in un modo talmente sottile che uno non si accorgeva dell’ansia che provava fino agli ultimi adrenalinici minuti, che io ho passato aggrappata al braccio di un mio amico a metà tra l’isteria e il gridare “OMMIODDIO SI STANNO INSEGUENDO CON UNA MANNAIA FATE QUALCOSA PLEASE” o una cosa del genere.
Un’altra ragione è ovviamente la componente macabra della storia, costituita da questi fantasmi rosso sangue.
Se dovessi descrivere in poche parole questo film in poche parole non avrei dubbi: affascinante, raffinato ed estremamente morboso.
Il tocco che Del Toro ha dato all’ambientazione del film è a dir poco sopraffino. Se nella prima parte c’è un abbondanza di colori caldi – dal vestito dorato di Edith, o quello rosso di Lucille, alla luce diffusa del ufficio del signor Cushing, padre della protagonista, che crea un atmosfera avvolgente e accogliente, una volta spostatici a Allerdale Hall, più conosciuta come Crimson Peak, Edith rimane l’unica chiazza di colore. Dalle sfumature ambrate e dorate di passa quindi alla tetra semioscurità di una casa in decadimento e al bianco abbacinante della neve, che diventa rossa per colpa di minerali di argilla rossa che filtrano dal suolo. E lo stesso vale per le riprese in esterno, dove da strade o parchi affollati passiamo a spazi aperti, vuoti, piatti, freddi.
La cura per il dettaglio è quasi maniacale, e ogni fronzolo, ogni gingillo è esattamente dove deve stare, nulla di troppo ma nemmeno di troppo scarno.
Anche la trama e l’evoluzione dei personaggi è graduale, e si viene a scoprire dettagli un pezzo alla volta, fino a che il puzzle non è completo.
Tra i tre personaggi principali, Edith Cushing, Sir Thomas Sharpe e Lady Lucille Sharpe, indubbiamente il più affascinante è Lady Lucille.
Se in Edith possiamo vedere “solo” la sua evoluzione rapportata alle scoperte che fa sui fratelli e la natura dei fatti celati dietro Crimson Peak, Lucille è completamente diversa.
La prima impressione è quella di una donna fredda, manipolatrice, calcolatrice, ma più si va avanti più la parvenza di lucidità che si portava addosso scompare lasciando spazio ad un personaggio profondamente malsano, con una mentalità distorta, troppo attaccata a passioni cattive, a sentimenti autodistruttivi.
Più che Edith, secondo me è Lucille la vera protagonista, che semplicemente sfrutta il fratello e la giovane per raccontare la sua storia, una storia fatta di sangue, morbose attrazioni, e pensieri corrotti.
È un personaggio che domina, che tiene sotto il suo controllo tutto ciò che la circonda, dai due altri occupanti di Allerdale Hall, al suo passato. Tira le fila della storia, decidendo lei del destino che è riservato agli altri. Lucille è un personaggio che vuole possedere, fisicamente e psicologicamente, che vuole lasciare la sua impronta, il suo marchio. Vede sé stessa come un predatore, che caccia e stana le sue vittime.
Per quanto riguarda Thomas Sharpe, io direi che il suo è stato un percorso “al contrario”. Invece che sprofondare progressivamente nelle tenebre, lui ha tentato di risalirvi, ha tentato di portare un po’ di luce, un po’ di colore nella sua vita, aggrappandosi ad Edith e cercando di rimandare ciò che per Lucille era inevitabile. Non si può dire che non abbia avuto coraggio, che non abbia tentato di salvare qualcosa. In lui c’è però anche una nota disperata, nel suo attaccamento a Lucille, più per inerzia che per altro, nella sua testardaggine di rimettere insieme le Industrie Sharpe, nel suo cercare di proteggere Edith come non era riuscito con le altre. Un personaggio coraggioso, un disperato, un personaggio al contrario.
Sui fantasmi non dirò nulla, lascerò che siano loro a raccontare la propria storia.
Se qualcuno mi chiedesse se rivedrei quel film, risponderei che lo farei immediatamente.

Mitsuko